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RIFORMA DELLA DISABILITA’: DAL 1° MARZO 2026 SVOLTA DI SISTEMA IN ALTRE 40 CITTA’
Dal 1° marzo 2026 la riforma della disabilità compie un salto di qualità decisivo, con l’estensione della fase sperimentale ad altre 40 province, segnando il passaggio da una innovazione “di laboratorio” a una vera trasformazione di sistema nelle modalità di accertamento e presa in carico della condizione di disabilità. Si consolida così il percorso avviato dalla legge 22 dicembre 2021, n. 227 e attuato dal decreto legislativo n. 62 del 2024, che supera la logica meramente medico‑certificativa, ancorata alla sola patologia, per approdare a una valutazione che mette al centro il funzionamento complessivo della persona e l’elaborazione di un autentico Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.
La nuova procedura ruota intorno a due assi concettuali fondamentali: la semplificazione dell’accertamento e l’introduzione della valutazione multidimensionale. La prima si concretizza nell’adozione di un certificato medico introduttivo unico, veicolato attraverso la piattaforma INPS, che sostituisce i precedenti percorsi frammentati e disomogenei, riducendo la duplicazione di adempimenti, il rimpallo tra commissioni diverse e la sovrapposizione di valutazioni non coordinate. La seconda si esprime nella costruzione di un profilo di funzionamento che non si limita a misurare il deficit biologico, ma tiene conto dell’impatto concreto della condizione di salute sulla vita quotidiana della persona, nelle dimensioni dell’autonomia, della partecipazione sociale, dell’accesso al lavoro, all’istruzione, ai servizi e alle relazioni.
La valutazione multidimensionale, ispirata ai parametri dell’ICF e collegata alla logica del Progetto di vita, rappresenta il cuore più innovativo della riforma. Non si tratta di un mero affinamento tecnico, ma di una vera mutazione culturale: la persona con disabilità cessa di essere oggetto di un giudizio meramente percentuale per divenire soggetto di un percorso, nel quale il riconoscimento amministrativo è solo il primo gradino di una presa in carico integrata, che coinvolge servizi sanitari, sociali, educativi e del lavoro in una prospettiva di lungo periodo. Questa impostazione consente di ancorare le prestazioni, i sostegni e gli accomodamenti ragionevoli a una lettura complessiva dei bisogni e delle potenzialità, evitando tanto le sottovalutazioni penalizzanti quanto le cristallizzazioni assistenzialistiche prive di reale progettualità.
L’estensione a 40 nuove città, prevista espressamente a decorrere dal 1° marzo 2026, risponde a una duplice esigenza: da un lato, ampliare in modo significativo il bacino territoriale e demografico della sperimentazione, dall’altro, testare la tenuta della nuova procedura in contesti amministrativi, sanitari e sociali eterogenei. Le nuove province si aggiungono a quelle già coinvolte sin dal 1° gennaio 2025 e alla successiva espansione del 30 settembre 2025, disegnando una mappa via via più estesa che consente di intercettare criticità applicative, resistenze organizzative, carenze formative e problemi tecnologici prima della generalizzazione a tutto il territorio nazionale, prevista a partire dal 1° gennaio 2027.
Non meno rilevante è il ruolo attribuito ai medici certificatori, chiamati a operare all’interno della piattaforma INPS come snodo iniziale dell’intero procedimento. Solo i cittadini residenti o domiciliati nelle province coinvolte possono rivolgersi a un medico abilitato e iscritto all’apposito elenco, il quale è tenuto a redigere il certificato introduttivo in coerenza con i nuovi parametri valutativi, descrivendo non solo la diagnosi, ma anche le limitazioni funzionali e l’incidenza effettiva sulla vita della persona. È una funzione che richiede un salto di competenze, un approccio più narrativo e meno meramente codicistico, nonché una stretta collaborazione con l’INPS, che è investito del compito di gestire l’intero flusso procedurale e di supportare i professionisti nell’uso degli strumenti digitali.
Il legame della riforma con il PNRR conferisce a questa fase un rilievo strategico ulteriore. La sperimentazione in 40 nuove province non è un esercizio isolato, ma una tappa obbligata per il raggiungimento di specifiche milestone europee, da cui dipende l’accesso alle risorse della sesta rata del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Di conseguenza, il livello di monitoraggio, valutazione degli esiti, raccolta dei dati e capacità di correzione in itinere assume una valenza non solo tecnica, ma anche politico‑istituzionale: la riuscita della sperimentazione diventa condizione di legittimazione dell’intera riforma nel panorama nazionale e internazionale.
Al tempo stesso, la fase che si apre il 1° marzo 2026 evidenzia la centralità della formazione degli operatori: medici, assistenti sociali, funzionari dei servizi, personale dei patronati, operatori degli enti locali e delle aziende sanitarie sono chiamati a padroneggiare un linguaggio nuovo, strumenti valutativi diversi, procedure digitalizzate e, soprattutto, una diversa postura professionale nei confronti delle persone con disabilità. Il Ministero per le Disabilità, insieme all’INPS e agli altri attori istituzionali, ha impostato percorsi formativi e strumenti di accompagnamento proprio per consentire ai territori di arrivare preparati alla scadenza del 1° gennaio 2027, quando la riforma sarà a regime su tutto il territorio nazionale.
Complessivamente, l’allargamento a 40 nuove città segna il passaggio dalla promessa alla prova dei fatti. Se la fase sperimentale saprà tradurre in prassi coerenti i principi della legge 227/2021 e del decreto legislativo 62/2024 – centralità della persona, valutazione multidimensionale, Progetto di vita, semplificazione procedurale – la riforma della disabilità potrà davvero rappresentare il punto di svolta atteso da anni. In caso contrario, il rischio è quello di un ridimensionamento progressivo delle novità, come già alcuni osservatori hanno segnalato, con il ritorno strisciante a logiche meramente certificative e percentuali. Sta dunque alla qualità dell’attuazione, alla responsabilità degli attori istituzionali e alla vigilanza delle organizzazioni delle persone con disabilità trasformare la sperimentazione del 2026 nella premessa concreta di un sistema più giusto, razionale e rispettoso della dignità e dei diritti di ciascuno.

