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NOVITA’ NASPI ANTICIPATA: PAGAMENTO IN DUE TEMPI

By |Published On: Febbraio 16th, 2026|Categories: Sostegno al Reddito|

Dal 1° gennaio 2026 la NASpI anticipata non scompare, ma cambia profondamente volto: l’incentivo per chi, da disoccupato, vuole mettersi in proprio non viene più pagato in unica soluzione, bensì in due rate distinte, legate a condizioni temporali e al mantenimento dei requisiti. La novità arriva con la legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) ed è stata poi ripresa e spiegata dalla prassi, con l’obiettivo dichiarato di rendere più selettivo l’accesso e di evitare utilizzi impropri della prestazione.

In linea di principio, resta identica la logica di fondo: il lavoratore che ha diritto alla NASpI può chiedere all’INPS la corresponsione anticipata dell’importo residuo non ancora erogato, a patto di utilizzare quella somma per avviare un’attività autonoma o d’impresa, oppure per entrare come socio lavoratore in una cooperativa. Sono ammesse, quindi, attività di impresa individuale (commerciale, artigiana, agricola), l’avvio di partita IVA come lavoratore autonomo o professionista, la partecipazione a società in cui il reddito è qualificato come reddito d’impresa, o ancora l’ingresso in cooperative di lavoro dove il socio presta effettiva attività lavorativa. Rimane escluso, invece, chi assume il solo ruolo di socio di capitale senza alcun apporto lavorativo: l’incentivo è pensato per l’autoimpiego reale, non per meri investimenti finanziari.

Il vero cambio di passo sta nel meccanismo di pagamento. Fino al 2025 l’anticipazione veniva liquidata interamente in un’unica soluzione; dal 2026 l’importo complessivo teoricamente spettante si spacchetta così: prima rata pari al 70%, erogata dopo l’accoglimento della domanda, e seconda rata pari al 30%, corrisposta solo se e quando maturano determinate condizioni. In particolare, la seconda quota è agganciata alla durata teorica della NASpI (pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni): se tale durata termina prima dei sei mesi dall’inizio dell’attività, il 30% residuo viene liquidato alla fine di quel periodo; se invece la durata teorica va oltre, la seconda rata deve comunque essere pagata entro sei mesi dalla domanda di anticipazione.

Contestualmente, si rafforza il legame tra mantenimento dei requisiti e diritto a trattenere l’anticipazione. Restano ferme, e vengono ribadite, le regole sulla decadenza: se nel periodo teorico di fruizione della NASpI il beneficiario si rioccupa con un rapporto di lavoro subordinato, la NASpI anticipata deve essere restituita integralmente, salvo il caso particolare in cui il nuovo rapporto sia instaurato con la stessa cooperativa di cui il soggetto è socio lavoratore. La seconda rata del 30%, proprio perché differita, diventa lo strumento con cui si verifica che il progetto imprenditoriale non sia stato semplicemente un passaggio intermedio verso una nuova assunzione, ma un reale percorso di lavoro autonomo.

Sul fronte operativo, non cambia la finestra rigida per la domanda: l’istanza di NASpI anticipata deve essere presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività autonoma, imprenditoriale o dalla sottoscrizione della quota di capitale sociale in cooperativa, pena la decadenza dall’incentivo. È quindi essenziale coordinare con attenzione apertura della partita IVA, iscrizioni previdenziali e inoltro della domanda all’INPS, per non compromettere il diritto all’anticipazione proprio sul piano formale. Per il calcolo dell’importo, restano valide le regole ordinarie NASpI, basate sulla retribuzione media degli ultimi quattro anni e sulla durata massima pari alla metà delle settimane di contribuzione utili nello stesso periodo.

In sintesi, la NASpI anticipata del 2026 è più graduale e più selettiva: da un lato continua a rappresentare una leva importante per trasformare la disoccupazione in autoimprenditorialità, dall’altro obbliga chi la richiede a pianificare con maggiore prudenza flussi di cassa, tempi di avvio dell’attività e rischi di rioccupazione subordinata. Per chi sta valutando di mettersi in proprio, questo significa che la misura può ancora essere un’opportunità concreta, ma diventa indispensabile una valutazione tecnica accurata del progetto (business plan, sostenibilità economica, tempi di sviluppo) per evitare di trovarsi, a distanza di pochi mesi, con un’attività non decollata e l’obbligo di restituire un incentivo che nel frattempo è già stato speso.

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