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CONTRIBUTI VOLONTARI INPS 2026: IMPORTI, ALIQUOTE E SCELTE PRATICHE PER LAVORATORI E PROFESSIONISTI
La circolare INPS n. 27 dell’11 marzo 2026 aggiorna, come ogni anno, gli importi dei contributi volontari dovuti da chi decide di proseguire la propria contribuzione previdenziale anche in assenza di un’attività lavorativa obbligata. Si rivolge ai lavoratori dipendenti non agricoli, agli autonomi (artigiani e commercianti), agli iscritti ai fondi speciali e alla Gestione separata. Il nuovo quadro recepisce la variazione ISTAT dei prezzi al consumo (+1,4% tra 2024 e 2025), con un ritocco verso l’alto dei minimali, dei massimali e degli importi mensili da versare.
Per i lavoratori dipendenti non agricoli autorizzati alla prosecuzione volontaria nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), l’aggiornamento parte dalla retribuzione minima settimanale, che per il 2026 è fissata in 244,74 euro. Su questa base si calcolano i contributi dovuti: chi è autorizzato dopo il 31 dicembre 1995 versa con l’aliquota piena del 33%, mentre per chi ha un’autorizzazione con decorrenza entro il 31 dicembre 1995 l’aliquota IVS si conferma al 27,87%. Resta anche la “prima fascia di retribuzione annua” (il tetto pensionabile oltre il quale scatta l’1% aggiuntivo) pari a 56.224 euro e il massimale contributivo per chi è nel sistema contributivo (o ha optato per esso) pari a 122.295 euro: a monte di questi valori si costruisce il costo effettivo della contribuzione volontaria per chi ha cessato l’attività ma vuole continuare a maturare anzianità nel FPLD.
La circolare riepiloga in forma tabellare, anno per anno dal 1997 al 2026, l’evoluzione di minimali, tetti e aliquote, offrendo un utile riferimento storico per chi deve valutare recuperi o autorizzazioni datate. Per gli iscritti all’evidenza contabile separata del FPLD (autoferrotranvieri, elettrici, telefonici, ex INPDAI, dipendenti Ferrovie dello Stato) si conferma l’aliquota allineata alla contribuzione obbligatoria, pari al 33%, mentre per il Fondo Volo rimane la struttura differenziata: 40,82% per gli iscritti “anziani” (più di 18 anni al 31.12.1995 o non aderenti alla previdenza complementare), 37,70% per chi aveva meno di 18 anni al 31.12.1995 ed è iscritto ai fondi complementari, 38% per chi è entrato dopo il 31.12.1995 senza anzianità in altre gestioni. Il documento richiama anche i codici di tipo lavoratore (X3, Y3, Z3) utili a riconoscere l’aliquota corretta nelle denunce contributive.
Per il Fondo speciale Istituto Postelegrafonici (ex IPOST) non ci sono novità in termini di aliquota: resta confermata al 32,65% per il 2026. Lo stesso vale, a livello strutturale, per i giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti con rapporto subordinato, passati ormai da tempo nel FPLD: per loro l’aliquota IVS dei contributi volontari coincide con quella della contribuzione obbligatoria, pari al 33%, secondo quanto già chiarito in precedenti circolari. La circolare n. 27/2026 richiama infatti l’impianto già illustrato negli anni passati, limitandosi ad aggiornare i valori economici interessati dall’indice ISTAT.
Un capitolo importante riguarda gli artigiani e i commercianti autorizzati alla prosecuzione volontaria nelle rispettive gestioni INPS. Per il 2026, i contributi volontari continuano a essere determinati applicando le aliquote della contribuzione obbligatoria al reddito medio di una delle otto classi previste dalla legge 233/1990. Le aliquote sono fissate al 24% per gli artigiani (titolari e collaboratori, a prescindere dall’età) e al 24,48% per i commercianti. Le tabelle aggiornate riportano, per ciascuna classe, il reddito medio imponibile e la relativa contribuzione mensile: per gli artigiani si parte da 376,16 euro al mese per la prima classe (fino a 18.808 euro di reddito) fino a 1.124,48 euro per la classe superiore; per i commercianti si va da 383,69 euro mensili nella prima classe fino a 1.146,97 euro nella fascia più alta. La classe da applicare si individua confrontando il reddito medio degli ultimi 36 mesi di attività con i redditi medi imponibili indicati.
Per la Gestione separata, la circolare ricorda che il contributo volontario si calcola applicando l’aliquota IVS in vigore per i soggetti privi di altra tutela previdenziale e non titolari di pensione, prendendo come base l’importo medio dei compensi percepiti nell’anno precedente alla domanda. Per il 2026 le aliquote sono pari al 25% per i professionisti e al 33% per i collaboratori e le figure assimilate. Viene richiamato il minimale di reddito per l’accredito contributivo, fissato in 18.808 euro annui: ne deriva un minimo di contributi volontari pari a 4.702,08 euro l’anno (391,84 euro al mese) per i professionisti e a 6.206,64 euro l’anno (517,22 euro al mese) per tutti gli altri iscritti alla Gestione separata. Sotto questi importi, la contribuzione non garantirebbe l’accredito pieno dell’anno ai fini pensionistici.
La circolare dedica spazio anche ai coefficienti di ripartizione tra contributo “base” e quota pensione, distinti per autorizzazioni ante e post 31 dicembre 1995. Questi coefficienti servono a individuare, dentro l’aliquota complessiva, la parte destinata effettivamente alla copertura IVS e quella residuale, e sono particolarmente rilevanti per la corretta imputazione contabile dei versamenti e per la determinazione della montante contributiva nei sistemi misto e contributivo. Per i lavoratori dipendenti, per esempio, si conferma l’aliquota complessiva IVS al 33%, suddivisa in modo leggermente diverso a seconda che l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria sia antecedente o successiva al 1996.
Sul piano operativo, la circolare n. 27/2026 ribadisce che il versamento dei contributi volontari segue le stesse scadenze e modalità già note: in genere su base trimestrale, con utilizzo dei bollettini o dei sistemi telematici predisposti dall’Istituto. Per chi ha appena ottenuto l’autorizzazione o sta valutando se richiederla, i nuovi importi rappresentano la base di un vero e proprio “bilancio previdenziale”: è necessario chiedersi quanto costa, anno per anno, colmare i “buchi” contributivi e quanto questo inciderà sul diritto e sulla misura della pensione futura. In alcuni casi, soprattutto per redditi medi o bassi, il costo non è trascurabile e va confrontato con altre strategie (lavoro part‑time, rientro anche occasionale in attività, ricongiunzioni o totalizzazioni).
In sintesi, la circolare fissa gli importi 2026 in un quadro che, sul piano delle regole, resta sostanzialmente stabile: stesso impianto normativo, stessi requisiti di accesso alla contribuzione volontaria, ma costi leggermente più alti per effetto dell’inflazione. Per lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti, la scelta di versare contributi volontari rimane uno strumento potente ma impegnativo: può fare la differenza tra raggiungere o meno i requisiti per la pensione, ma richiede un’attenta valutazione economica e previdenziale, preferibilmente con il supporto di un patronato o di un consulente esperto.

