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ASSEGNI FAMILIARI E QUOTE DI MAGGIORAZIONE PER COLTIVATORI DIRETTI, ARTIGIANI E COMMERCIANTI NEL 2026: TUTTI I NUOVI LIMITI DI REDDITO
Dal 1° gennaio 2026 sono stati aggiornati i limiti di reddito familiare che determinano la cessazione o la riduzione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione di pensione per alcune categorie di lavoratori autonomi e pensionati.
Le nuove soglie riguardano i coltivatori diretti, i coloni, i mezzadri, i piccoli coltivatori diretti e i pensionati delle gestioni speciali per lavoratori autonomi, cioè i soggetti che non rientrano nella disciplina dell’assegno per il nucleo familiare ma continuano a essere regolati dalla normativa tradizionale sui trattamenti di famiglia.
La perdita del diritto ai trattamenti di famiglia per superamento dei limiti di reddito non incide su altri diritti e benefici legati alla vivenza a carico, che seguono regole proprie.
Restano confermati gli importi base dei trattamenti: una somma mensile per i familiari a carico dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, un importo più elevato per i coniugi e gli altri familiari dei pensionati delle gestioni speciali e dei piccoli coltivatori diretti, e un importo specifico, più contenuto, per i genitori ed equiparati a carico dei piccoli coltivatori diretti.
Come vengono determinati i nuovi limiti di reddito
I limiti di reddito familiare sono rivalutati ogni anno in funzione del tasso di inflazione programmato e vengono poi arrotondati ai centesimi di euro.
Per il 2026 la rivalutazione tiene conto di un tasso di inflazione programmato pari all’1,8 per cento, fissato per il 2025.
Su tale base, sono stati ridefiniti i limiti di reddito familiare che, a seconda dei casi, comportano la riduzione o la cessazione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione di pensione.
Le procedure di calcolo sono state adeguate in modo che il sistema applichi in automatico le nuove soglie a partire dal 1° gennaio 2026.
Limiti di reddito per la generalità dei soggetti
Per la generalità dei soggetti interessati, cioè quelli che non rientrano in situazioni particolari di cui si dirà, i limiti sono fissati in funzione del numero dei componenti del nucleo familiare.
Si considera da un lato il reddito familiare annuo oltre il quale cessa il singolo trattamento di famiglia, dall’altro il reddito oltre il quale cessano tutti gli assegni familiari o tutte le quote di maggiorazione di pensione.
In pratica, all’aumentare del numero dei componenti del nucleo, aumentano anche le soglie di reddito: un nucleo di due persone ha limiti più bassi di un nucleo di tre persone, e così via, fino ai nuclei composti da sette o più soggetti, per i quali sono previsti i valori massimi.
Il consulente e l’operatore di patronato devono quindi sempre incrociare due variabili: numero dei componenti del nucleo familiare e ammontare del reddito complessivo annuo del nucleo.
Situazioni particolari: vedovi, separati e nuclei con inabili
La normativa tiene conto di alcune situazioni familiari meritevoli di particolare tutela, per le quali i limiti di reddito vengono elevati rispetto alla tabella base.
Nel primo caso, se il soggetto che percepisce assegni familiari o quote di maggiorazione si trova nella condizione di vedovo, divorziato, separato legalmente, abbandonato, celibe o nubile, i limiti di reddito sono aumentati del 10 per cento rispetto a quelli della generalità.
Questo consente a tali lavoratori o pensionati di conservare il diritto ai trattamenti familiari fino a livelli di reddito più elevati, in considerazione del fatto che l’onere del mantenimento grava su un solo adulto del nucleo.
Nel secondo caso, quando nel nucleo familiare sono presenti persone per le quali spettano trattamenti di famiglia e che siano state dichiarate totalmente inabili, i limiti di reddito sono innalzati del 50 per cento.
Si riconosce così il maggior peso economico e assistenziale legato alla presenza di soggetti totalmente inabili, permettendo la corresponsione degli assegni e delle maggiorazioni anche con redditi più alti rispetto a quelli della tabella generale.
Esiste infine un terzo scenario, in cui si cumulano entrambe le condizioni: il soggetto beneficiario è, ad esempio, vedovo, divorziato, separato legalmente, abbandonato, celibe o nubile e, contemporaneamente, nel nucleo sono presenti familiari totalmente inabili per i quali spettano trattamenti di famiglia.
In questo caso i limiti di reddito sono incrementati del 60 per cento, cioè in misura superiore all’ipotesi dei soli vedovi o dei soli nuclei con inabili, proprio perché si sommano entrambe le condizioni di particolare gravosità.
Limiti di reddito mensili per la vivenza a carico
Accanto ai limiti di reddito familiare annuo, rilevanti per la cessazione o la riduzione dei trattamenti, la disciplina 2026 individua anche soglie di reddito mensile per l’accertamento della vivenza a carico dei singoli familiari.
Questi limiti si calcolano a partire dal trattamento minimo mensile del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, fissato per il 2026 in un importo specifico e costante per tutto l’anno.
Per l’intero 2026 il reddito mensile massimo del familiare affinché sia considerato a carico è determinato in un certo valore per il coniuge, un genitore, fratelli, sorelle e nipoti, e in un valore più elevato quando si considerano due genitori o equiparati.
Se il reddito personale del familiare supera tali importi, quel soggetto non può essere considerato a carico, e per lui non spettano assegni familiari, anche se il reddito complessivo del nucleo rientra nei limiti annuali previsti.
Indicazioni operative per patronati, consulenti e cittadini
Per i cittadini interessati è fondamentale, in primo luogo, individuare con esattezza il proprio nucleo familiare ai fini dei trattamenti di famiglia e calcolare il reddito complessivo annuo del nucleo.
Successivamente bisogna verificare in quale delle situazioni previste ci si colloca: generalità dei soggetti, soggetti vedovi o separati o comunque soli, nuclei con componenti totalmente inabili, oppure caso in cui si combinano entrambe le condizioni.
Gli operatori di patronato e i consulenti previdenziali devono prestare particolare attenzione a:
- individuare l’allegato corretto da utilizzare in funzione della situazione familiare del richiedente;
- verificare con precisione il reddito familiare annuo rispetto alle soglie, distinguendo fra il limite oltre il quale cessa il singolo trattamento e il limite oltre il quale cessano tutti i trattamenti familiari;
- controllare per ogni familiare per il quale si chiede il riconoscimento del trattamento di famiglia che il reddito personale mensile non superi le soglie previste per la vivenza a carico.
In questo modo la consulenza risulta tecnicamente corretta e il cittadino viene guidato in modo consapevole nella verifica del diritto agli assegni familiari e alle quote di maggiorazione di pensione per l’anno 2026.

